ANINUT

E’ domenica. Tu sei seduta fuori,

fumi una di quelle sigarette corte, da infilare in un tunnel.

Parliamo dell’oggi. Io sono in casa, la tua.

Tra noi la porta finestra e il rumore della primavera.

Che rimane a una società che vede la tristezza come una malattia?

Una volta esisteva il lutto.

Non eri malata.

Non serviva il medico.

Ma il tempo.

Il dolore era un diritto preteso.

(la legge del regno è legge)

Obbligo di poter piangere.

Libera.

Avevi il diritto di non sorridere e non voler parlare.

Tutti lo vedevano.

Nessuno osava dubitarne.

6 Comments

  1. … il rumore della primavera, è l’indizio principe, anche e specie a fronte de … la tristezza come una malattia, ma tutto il resto porta lì, al bacio, anche e principalmente fosse un bacio e un baciare distante e lontanissimo, per vari impedimenti, ugualmente, sottopelle, nonostante le labbra rimangono come sospese, sommuove il bacio. E il bacio, si sa, invoca, specie come le parole non dette. Che sono, sia il bacio che le parole, entrambi, rimangono in attesa. O un discorso silente. E nessuno, più del bacio, è silente e anche logorroico.

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